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Adriano Bono e la Banda de Piazza Montanara





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La Banda De Piazza Montanara è il nome della band e del nuovo spettacolo di Adriano Bono
tratto dall'album appena uscito intitolato 996 vol.1 e interamente dedicato a canzoni ispirate ai sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli:



Uno spettacolo della Banda De Piazza Montanara può essere tenuto sia in versione acustica, in piccoli club o in sale teatrali, come qui per esempio:


Sia in versione elettrica, su grandi palchi di piazza o festival musicali:


Il repertorio è lo stesso. Quello che cambia è il numero di musicisti sul palco e l'approccio più o meno teatrale, oltre naturalmente al livello dei decibel.
Tutte le volte che è possibile lo spettacolo viene arricchito dalla partecipazione dell'attore teatrale Maurizio Mosetti, grande esperto dell'opera Belliana e illustre interprete dei sonetti:


Ma può ospitare anche altri artisti legati in qualche modo al mondo Belliano, alla poesia in Romanesco, al folklore della città e alla romanità in genere.

Musica Rock, Folk, Reggae ed Elettronica, insieme a poesia, teatro e visual art si fondono in un unico grande spettacolo, un'Opera-Rock che riporta in vita i memorabili personaggi e i quadretti di vita quotidiana raccontati da Belli nei suoi sonetti, in quel 'monumeto alla plebe di Roma', amata odiata città definita 'stalla e chiavica der monno' che con puntuali rimandi all'universale e le dovute attualizzazioni diventa il palcoscenico delle miserie e degli splendori dell'umanità intera.



line up dello spettacolo:

Un audace esperimento tra musica Rock e poesia che è preso in serissima considerazione anche in ambienti accademici e che ha già ricevuto il plauso, insieme ad una entusiastica recensione, da parte della rivista pubblicata dal Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli.




La Banda De Piazza Montanara deve il suo nome a uno dei luoghi più citati nel canzoniere e nel mondo Belliano, ossia l'omonima Piazza Montanara:


Questa piazza per molti secoli e ancora ai tempi del poeta, fino alla demolizione avvenuta nel 1926 per volontà degli urbanisti di Mussolini nell'ottica di fare spazio alla molto più imperiale Via Del Mare, sorgeva non lontano dal Teatro Di Marcello, in quella che già in epoca Romana era stata l'area del Foro Olitorio:


Proprio a questa eredità topografica Piazza Montanara, fin dal Medio Evo, dovette la sua vocazione commerciale e di luogo di scambi per la classi popolari.

Infatti, se Piazza Navona poteva essere considerata il salotto buono di Roma, Piazza Montanara al contrario era la piazza per eccellenza della Roma plebea. Era sede di botteghe, ricavate fin dentro gli archi del Teatro Di Marcello, che offrivano merci povere come stracci, scarpe usate, funi e cordami, reti e sacchi di tela, piccoli utensili agricoli e quant'altro potesse servire ai commerci e alle attività dei popolani:


Era anche la piazza in cui si davano appuntamento i braccianti che accorrevano della cintura extraurbana di Roma e dalle regioni limitrofe (chiamati burrini dai romani) con la speranza di essere ingaggiati alla giornata dai padroncini locali:


A causa dell'intenso traffico, va da sè che la piazza costituiva anche un punto di riferimento privilegiato per tutta una serie di lavoratori e professionisti che offrivano i propri servigi direttamente sulla pubblica via. Per esempio gli scrivani, analfabeti poco meno dei loro stessi clienti, come il memorabile Zegretario De Piazza Montanara:



Incisione di: Bartolomeo Pinelli


Er zegretario de Piazza Montanara (1)


Siggnori, chi vvò scrive a la regazza (2)
venghino ch’io ciò cqua llettre stupenne.
Cqua ssi tiè ccarta bbona e bbone penne,
e l’inchiostro il piú mmejjo de la piazza.

Cqua ggnisuno, siggnori, si strapazza.
Le lettre ggià ssò ffatte coll’N.N. (3)
Basta mettérci il nome, e in un ammenne (4)
chi ha ppresscia d’aspettà cqua ssi sbarazza.

Io ciò llettre dipinte e ttutte bbelle.
C’è il core co la frezza (5) e cco la fiamma:
c’è il zole co la luna e cco le stelle.

Cuant’al prezzo, tra nnoi ci accomodamo:
cuant’a scrive, io so scrive a ssottogamma: (6)
duncue avanti, siggnori: andiamo, andiamo.

Roma, 19 dicembre 1832 - Der medemo
(1) Vedi intorno a questo personaggio il Son… (2) Amante. (3) Monogrammi che pongonsi a far le veci di qualunque nome. (4) Nello spazio di tempo che si pronunzia un amen. (5) Freccia. (6) A sottogamba, millanteria.

Oppure, ancora più prosaicamente, era il luogo in cui la famosissima Santaccia potè gudagnarsi la sua chiara memoria di generosissima prostituta:


Santaccia de Piazza Montanara (1)
Sonetti 2

Santaccia era una dama de Corneto
da toccà ppe rrispetto co li guanti;
e ppiú cche ffussi de castagno o abbeto,
lei sapeva dà rresto a ttutti cuanti.

Pijjava li bburini (2) ppiú screpanti (3)
a cquattr’a cquattro cor un zu’ segreto:
lei stava in piede; e cquelli, uno davanti
fasceva er fatto suo, uno dereto.

Tratanto lei, pe ccontentà er villano,
a ccorno pístola e a ccorno vangelo
ne sbrigava antri dua, uno pe mmano.

E ppe ffà a ttutti poi commido er prezzo,
dava e ssoffietto, e mmanichino, e ppelo
uno pell’antro a un bajocchetto er pezzo.


Roma, 12 dicembre 1832 - Der medemo
(1) Notissima e sozzissima meretrice di chiara memoria, la quale teneva commercio nella detta piazza, solito luogo di convegno dei lavoratori romagnoli e marchegiani per trovarvi a far opera. (2) Sinonimo de’ nominati villani. (3) Vistosi.



Incisione di: Bartolomeo Pinelli

Santaccia de Piazza Montanara (1)


A pproposito duncue de Santaccia
che ddiventava fica da ogni parte,
e ccoll’arma e ccor zanto (2) e cco le bbraccia
t’ingabbiava l’uscelli a cquarte a cquarte;

è dda sapé cc’un giorno de gran caccia,
mentre lei stava assercitanno l’arte,
un burrinello co l’invidia in faccia
s’era messo a ggodessela in disparte.

Fra ttanti uscelli in ner vedé un alocco,
«Oh», disse lei, «e ttu nun pianti maggio?» (3)
«Bella mia», disse lui, «nun ciò er bajocco».

E cqui Ssantaccia: «Aló, vvièccelo a mmette:
sscéjjete er búscio, e tte lo do in zoffraggio
de cuell’anime sante e bbenedette».


Roma, 12 dicembre 1832 - Der medemo
(1) Veggasi la chiamata 1a del sonetto n. 1 del medesimo titolo. (2) Arma e santo, è il dritto e rovescio della moneta con che giuocano i plebei al così detto marroncino. Vedi il sonetto… (3) Frase di egual senso alla simile toscana.
Ed era anche zona di caccia per venditori imoprovvisati di memorabilia e reperti antichi, di povere venditrici di erbette e ortaggi, o delle sempre ricercatissime peracotte:


La peracottara


Sto a ffà la caccia, caso che mmommone (1)
passassi (2) pe dde cqua cquela pasciocca, (3)
che va strillanno co ttanta de bbocca:
Sò ccanniti le pera cotte bbone. (4)

Ché la voría (5) schiaffà (6) ddrento a ’n portone
e ppo’ ingrufalla (7) indove tocca, tocca;
sibbè che (8) mm’abbi ditto Delarocca, (9)
c’ho la pulenta (10) e mmó mme viè un tincone.

Lei l’attaccò ll’antr’anno a ccinqu’o ssei?
Dunque che cc’è dde male si cquest’anno
se trova puro (11) chi ll’attacca a llei?

Le cose de sto monno accusí vvanno.
Chi ccasca casca: si cce sei sce sei. (12)
Alegria! chi sse (13) scortica su’ danno.

Roma, 14 settembre 1830 -

De Pepp’er tosto (1) Caso mai or ora. (2) Passasse. (3) Paciocca: bella donna giovane e piuttosto ritondetta. (4) Sono canditi etc.: grido de’ venditori di pere cotte al forno, i quali girano nelle ore più calde della stagione estiva, dette perciò a Roma: l’ore de peracottari. (5) Vorrei. (6) Cacciare. (7) Ingrufarla: parola oscena. (8) Benché. (9) Professor chirurgo, oggi morto. (10) Gonorrea. (11) Si trova pure. (12) Se ci sei, ci sei. (13) Chi si, ecc.


Per concludere, Piazza Montanara è stata per molti anno il  palcoscenico perfetto per l'umanità misera e degradata, ma anche sprizzante di schiettezza e vitalità, che ha costituito la principale fonte di ispirazione per quel "monumento alla plebe di Roma" che è il canzoniere del Belli. Mettendo in scena, e quindi riportando in vita quei personaggi e quelle storie, ci è sembrato azzeccato rievocare anche il nome di uno dei luoghi simbolo e tra i più caratteristici, pittoreschi e rappresentativi della Roma dell'800.